Tre
frammenti di Aldo Rescio sulla poesia
Probabilmente, il dono della poesia è l'occasione umana
più alta in quanto, assecondando l'accoglimento del fondo
senza. fondo del linguaggio ovvero dell'essere stesso, fa
sì che l'essere umano si sottragga alla maledizione del
ressentiment.
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Nel suo puntuale prender forma, la poesia risente dell'al di
là del linguaggio nel linguaggio stesso.
Per tanto è decisivo abbandonarsi all'ascolto del
linguaggio quale tratto eminente del gioco dell'essere tra
presenza e assenza, posto che si voglia evitare di ridurre il
linguaggio a mero strumento, al culto dell'oggettivazione: in
somma a quanto ha il potere di annullare il darsi stesso della
poesia.
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La poesia non scade nel sentimentalismo solo quando ha la grazia
di lasciar essere l'impossibile, il naufragio: vale a dire la
finitezza. Per questo la poesia è quanto mai prossima alla
disperazione, ma senza conciliarsi, identificarsi con la
disperazione stessa.
Quanto a sé, la poesia comporta la massima apertura
consentita nei confronti dell'inquietante, ovvero dell'infinito
stupore dovuto all'enigma dell'essere e all'insostenibile
questione della morte.