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della psicanalisi, in una parola: della sua scommessa. Si ascolti, comunque, quest'altro passo di Nietzsche: «Temo che non ci sbarazzeremo di Dio perché crediamo ancora alla grammatica...» (Crepuscolo degli idoli). Ma fino a quando l'uomo passerà il suo tempo a rinnegare l'orrore dovuto al suo essere (un) mortale, non potrà fare a meno di credere alla grammatica. Così, purtroppo, non gli rimane altro che situarsi ovvero sentirsi essere secondo gli imperativi e conseguenti passaggi all'atto dovuti all'imporsi del bisogno ontologico, o della domanda di fondamento, che per altro è rintracciabile in ogni fantasmatica salvifica, come del resto in ogni pensiero che deve fondarsi su una causa, per cui si struttura in sostanza come pensiero oggettivante, identificante e, al tempo stesso, edificante. Grazie a ciò, può solo perpetuarsi assecondando il desiderio (delirio) di identità-unità-integrità, che in effetti s'impone quale contraccolpo dovuto all'orrore del fondo abissale che governa l'esistenza insieme al nientificare immanente all'essere stesso, fino al prevalere del delirio, o dell'allucinazione propriamente umana in quanto orrore della differenza, del senza per-che. In fine, ha senso parlare di etica della psicanalisi solo quando si è disposti a non rinnegare l'inconscio, a non rinnegare, altresì, la questione dell'essere e del linguaggio nella sua immane, inquietante problematicità, poiché in rapporto a ciò è impossibile non urtarsi con la finitudine: con l'eterna violenta assurda sfida tra Eros e Thanatos. (90-2)
la formazione, l'azzardo e l'impossibile
Impossibile - in rapporto alla formazione - evitare il rischio, la scommessa o l'azzardo, giacché è in questione qualcosa di irriducibile al pensiero oggettivante. Comunque non si dà formazione in assenza della spinta a lasciar essere l'inconscio in quanto inconscio, il linguaggio in quanto linguaggio. Ma ciò al tempo stesso dipende dal disporsi a lasciar essere la necessità in quanto necessità, l'essere in quanto essere (compreso, dunque, il suo stesso negarsi nonché nientificare). Ancora: la formazione comporta l'accoglimento del senza per-che, della finitudine stessa, quindi dell'al di là del principio di piacere, meglio ancora: dell'al di là di ogni principio. Comporta inoltre l'accoglimento della morte di Dio, cioè della venuta meno di ogni fondamento, per cui la questione dell'orrore diviene di fatto inaggirabile. Di conseguenza quanto concerne la formazione rinvia all'orrore in quanto originario, e per ciò insostenibile se non tramite il suo stesso ripudio e il misconoscimento sia dell'orrore sia del suo necessario ripudio. In ordine a ciò, pongo il problema della biforcazione: ovverosia il darsi o il non darsi dell'accoglimento dell'orrore-ripudio. Sempre però come aspetto del violento come tale, giacché si tratta appunto di quanto non può essere ricondotto a una >
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