famiglia intesa come gruppo umano, alle emozioni, a quello che capitava,  è capitato o non era mai capitato tra loro. Dice: "Allora Karin è tutta circondata da Dio perché noi l'amiamo davvero". Il personaggio - quindi il regista - non si riferisce all'amore che proviene da Dio, dal soprannaturale un amore che è salvifico, che giunge per acquietarci. Questi personaggi scoprono,  nonostante le loro freddezze glaciali, forse nell'ambito del loro stesso dolore,  di questa follia, di questo dramma, che  possono amarsi.
In questo senso vi dice allora: lei sta benissimo con Dio, perché riceve l'amore in questo momento. Quella di David è una soluzione del problema esistenziale? Ce ne

Il luogo in cui viviamo  (Donald Woods Winnicott)


Desidero esaminare il luogo - uso questa parola in senso astratto - dove noi ci troviamo per la maggior parte del tempo allorché sperimentiamo la vita.

Dal linguaggio che usiamo mostriamo il nostro naturale interesse

in questo argomento. Mi posso trovare dentro a un imbroglio, e allora o ne esco carponi o invece provo a mettere le cose in ordine in maniera da potere, almeno per un momento, sapere dove io sono. Oppure posso pensare di essere sul mare, e faccio ogni sforzo per potere arrivare in un porto (un qualunque porto in una tempesta), e poi quando sono sulla terra asciutta cerco di trovare una casa costruita sulla roccia piuttosto che sulla sabbia; e nella casa che è mia, che (dal momento che io sono inglese) è il mio castello, io sono al settimo cielo.
Senza forzare il linguaggio quotidiano io posso parlare del mio comportamento nel mondo della realtà esterna (o condivisa), o posso fare esperienza interiore o mistica, mentre me ne sto accucciato per terra contemplando il mio ombelico.
È forse un uso piuttosto moderno della parola "interiore" quello di usarla in riferimento alla realtà psichica, pretendere che vi sia un di dentro dove la ricchezza personale va costruendosi (o la povertà appare) mentre noi facciamo progressi nello sviluppo emozionale e nello stabilirsi della personalità.
Qui ci sono due posti, allora, il di dentro e il di fuori dell'individuo. Ma questo è tutto ?
Quando si considerano le vite degli esseri umani ci sono quelli a cui piace pensare superficialmente in termini di comportamento ed in termini di riflessi condizionati e di condizionamento; ciò porta a quella che viene chiamata terapia del comportamento. Ma la maggior parte di noi si stanca di limitarsi al comportamento o alla osservabile vita estrovertita delle persone che, piaccia loro o no, sono motivate dall'inconscio. Per contrasto, vi sono quelli che pongono l'accento sulla vita "interiore", che pensano che gli effetti dell'economia ed anche della stessa indigenza hanno ben poca importanza in confronto con l'esperienza mistica. L'infinito per quelli della seconda categoria è al centro del sé, mentre per i behavioristi che
pensano in termini di realtà esterna, infinito è il raggiungere al di là della luna le stelle ed il principio e la fine del tempo, tempo che non ha né una fine né un principio.

Io sto cercando di muovermi in mezzo a questi due estremi. Se noi guardiamo alle nostre vite probabilmente scopriamo che noi passiamo la maggior parte del nostro

Indice numero 4