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Progetto

La psicanalisi è indubbiamente un sapere, ma non vi si riduce. Per sua natura, si potrebbe dire, essa è destinata a mettere in tensione la conoscenza umana, dato che si tratta di un sapere che è sempre dell'uomo su se stesso, e dunque poco propenso ad oggettivizzarsi, ad autoridursi ad un cumulo di nozioni applicabili con certezza. In questo senso, difficilmente la psicanalisi, sia come teoria che come clinica, può essere assimilata alla mera tecnica. C'è sempre dell'Altro, in fondo, e la questione analitica può esistere finché il sapere
non sarà definitivamente certo di sé, finché un vuoto, un segreto continuerà a rivolgersi a colui che può domandare.
Questo vuoto o mancanza, insito nell'intimo dell'essere umano poiché è legato indissolubilmente al suo essere a un tempo 
nella parola e nell'angoscia, dovrebbe indicare ciò che la psicanalisi ha il compito di ascoltare e non di amministrare.
Tuttavia, ciò non ha impedito che per vari e significativi tratti la "cosa" psicanalitica divenisse più attenta a conservare un'idea di soggetto umano molto più oggettivata e consolatoria di quanto Freud  pensasse. Intendiamo dire che nella storia del «movimento psicanalitico» si è per lunghi tratti evitata, e si continua a farlo, la questione di questa radicale mancanza legata non solo allo stesso sapere analitico ma a ciò che questo sapere dovrebbe "rappresentare": la
questione umana nel suo fondo. Se questa ipotesi ha un senso, ne derivano alcune considerazioni che sono alla base di questo progetto.
1) Con
psicanalisi critica si intende quella psicanalisi che non solo non abbandona ciò che nelle indicazioni di Freud si impone come una necessaria tensione permanente del e nel soggetto, ma si pone il compito di promuovere l'interrogazione, altrettanto permanente, che sola può essere a misura - se mai è possibile - di quella tensione. Resta qui in primo piano quella che Freud è costretto a chiamare la «tensione illimitata» che appartiene all'inconscio (der Apparat, l'«apparato psichico»); se questa non è un'ipotesi di lavoro che si crede buona solo per le descrizioni oggettivistiche, ma riguarda il soggetto sempre, come condizione della sua stessa esistenza, ciò significa:
a) che fra
angoscia e parola vi è comunque un legame, nesso che mai si disorganizza completamente e che è dunque velleitario, per non dire impossibile, tentare di scioglierle l'una dall'altra, alla ricerca di una forma di conoscenza o di modo di vivere che, espellendo l'angoscia col confinarla ad esempio nelle patologie, privilegi il campo della parola o del discorso finalmente depurato dall'incidenza delle «situazioni emotive». In questo caso di evitamento macroscopico, l'impostazione di un dizionario dei concetti dovrebbe avere lo scopo di sistemare la psicanalisi come promessa salvifica: quella "scienza" che consente al soggetto di emancipare il proprio discorso dalle brutture della «tensione illimitata».
b) che occorre accogliere il pensiero - non facile, anzi del tutto

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Numero 1
maggio 1998

Chi intende il simbolo lo intende a suo rischio
(Wilde,
Il ritratto di Dorian Gray).

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