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Numero 4

Testi



Dal Corso
Nelle migliori famiglie. Note sull'inconscio e la vita in comune (1997-98) una lezione intorno al film di Ingmar Bergman Come in uno specchio.


Oggi parliamo del film di Ingmar Bergman
Come in uno specchio, del 1961. Ci facciamo guidare, per un'esposizione preliminare, dal testo della collana Il Castoro dedicato al regista svedese, scritto da Sergio Trasatti (ed. L'unità/Il Castoro, 1995). A pagina 60, si dice quanto segue.


Alla fine del 1960 Bergman, ormai famoso, fu chiamato a lavorare nel Kungliga Dramatiska Teater di Stoccolma (due anni dopo ne sarebbe diventato direttore) e all'inizio del 1961 mise in scena Il gabbiano di Cechov. Intanto pensava a un film diverso dagli altri, più strindberghiano. Voleva realizzare «un'opera da camera per il cinema». Intendeva ambientarlo su un'isola e aveva pensato a una delle isole Orcadi. Si recò a visitarle, ma nessuna di esse lo soddisfece. Qualcuno gli suggerì una brulla isola del Baltico, di nome Fårö. Controvoglia, prese il traghetto e andò a vederla. Dopo pochi minuti ne rimase affascinato. Non solo vi girò Come in uno specchio, ma in seguito decise addirittura di stabilirvisi. Nel 1961 il film ottenne l'Oscar per il miglior film straniero. Presentato al Festival di Berlino del 1962, ebbe il premio O.C.I.C.

Passiamo ora alla storia narrata nel film.


Nel mare dell'isola di Gotland quattro persone fanno lietamente il bagno. Sono due sposi, Martin e Karin, il padre di Karin, David e un giovane, Minus, fratello di Karin. Discutono allegri per stabilire chi andrà a prendere il latte. Martin è un medico. La moglie Karin è affetta da una gravissima malattia. David è uno scrittore appena rientrato dalla Svizzera, e in partenza questa volta per la Jugoslavia. Martin e David vanno a gettare le reti per la pesca, mentre i due fratelli scherzano tra loro. Minus però è dispiaciuto per l'imminente partenza del padre, e lo rimprovera anche, più tardi, durante la frugale cena all'aperto, che si svolge in un'atmosfera piuttosto tesa. David distribuisce alcuni regali, poco indovinati. Dopo la cena si gioca a moscacieca. Quindi Minus e Karin inscenano una rappresentazione, nella quale pure

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Che qualcosa soffra ci ristora -:
questa è la nostra stoltezza più antica. (Nietzsche)