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[Questo è l'inizio del saggio Origine della rappresentazione, sviluppo dell'origine. Freud e la questione dell'età evolutiva, apparso nel volume collettivo La crescita misconosciuta, Edizioni Ets, Pisa 1997. Il testo contiene articoli dei membri del Gruppo Assal (S.A.Tilli, S.Caluori, A.Gasparini, L.Zino) ed altri]
Hans: - Mamma, anche tu hai un fapipì? Mamma: - Certo. Perché? Hans: - Stavo solo pensando.
Tutto ha un'origine, eppure il Tutto non ha origine. Questa espressione, assolutamente radicale, induce l'essere umano ad una mancanza altrettanto fondamentale. Si tratta di confrontarsi con la necessità di reperire punti di fondo o di ancoraggio e, a un tempo, con la necessità di preservare un'esperienza dell'origine in quanto assenza sempre presente. Su ciò non si dà più di tanto una scelta, un'opzione tra fare e non fare, agire o non agire. Costituisce invece la cornice entro la quale comunque si viene al mondo, si cresce e si vive.
La vertigine dell'essere abissale che transita il pensiero. Su questa eternità a parte ante, su questo passato immemoriale, su questa deriva del tempo tale da esser stata nominata come la sua notte - la notte dei tempi - quale presa hanno l'immagine o l'idea? Che ne è del pensiero che pure ne nasce?
E come si può interrogare la questione dello sviluppo umano, in quanto percorso del pensiero e dal pensiero, senza tener conto del nodo indistricabile fra l'angoscia e la rappresentazione?
Per Schelling il pensiero dell'abisso è un abisso dei pensieri: un passato eterno, originario, assolutamente trascorso,
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