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Numero 16

Testi

dodici  frammenti



Le voci appartengono all'incertzza, ma anche l'incertezza appartiene alle voci.

Omettere la morte che è nella vita, come di solito si fa, ha come conseguenza il proliferare imparabile di molte altre morti.

Il grido
(Da fuori, urlo alto all'inizio e bruscamente strozzato) - Aaaaah!
Analizzante: - Cos'è stato?
Analista: - Ogni tanto ammazzano qualcuno, sui tetti. Vada avanti.
Analizzante (leggermente spaventato): - Allora quei tonfi ogni tanto...
Analista (leggermente spazientito) - Teste che cadono. Vada avanti.
(Silenzio)
Analizzante: - Non so cosa dire.
(Solo nel silenzio che seguí egli si accorse finalmente della piccola mannaia che da anni teneva in tasca).

Il matrimonio è il tipo di relazione piú esposto al delitto.

La psicanalisi andrebbe lasciata a chi la fa. Le parole.

L'idea di Dio ha un posto rilevante nell'agitazione umana.

Quando uno in analisi si chiede: «Chi sono io?» finisce spesso per dirmi chi è un altro.

Non occorre attendersi che il mondo delle risposte consoli il nostro domandare inesausto.

- Tu in analisi vai sempre ad affondare il coltello nella piaga.
- Ma il coltello è giá nella piaga.

C'è tutto il comando della societá depressiva nel far credere di credere di stare bene nel mondo delle risposte.

Roma, Galleria d'arte moderna.
Mario Ceroli,
L'ultima cena, 1965. Scultura in legno, 12 figure sedute, appena curve in avanti, ginocchia appena rialzate per via dello scalino poggiapiedi. 6 da una parte e 6 dall'altra, allineate. Il posto in mezzo tra le due serie di 6, vuoto.

Un giorno un analizzante andó in seduta. L'analista lo fece accomodare sul divano e poi, senza neanche arrivare alla sedia dietro di lui, gli disse che doveva assentarsi un attimo e che sarebbe tornato di lí a poco. Egli non tornó affatto e dopo un po' l'analizzante inizió a dare segni di manifesto turbamento. Aspettó. Si risolse ad attendere piú o meno il tempo medio della seduta. Attese qualcosa, almeno un rumore, un gesto ovattato e lontano, un piccolo indizio auricolare. Niente. Parve che tutto, la strada, la cittá e le grida dei bambini, tutto si fosse acquietato. In tale dimensione di silenzio schiumoso e ai limiti dell'aria, egli decise. Si alzó, prese il suo cappello e se ne andó. Dell'analista, vi erano tracce scarne e senza quell'importanza che egli avrebbe voluto. Lungo la strada del ritorno a casa, piú mesta e sola del solito, egli pensava che allora era la fine, che quella era l'analisi nella sua fine. Non gli restavano dubbi, avrebbe dovuto capire il senso del congedo. Fece davvero un grande sforzo per farselo divenire abituale, quel pensiero, e alla fine, dopo non molto tempo, riuscí ad accettarne la presenza. Qualche giorno ancora, ne fu del tutto convinto.Il distacco era avvenuto. Cosí strano, improvviso, mai lo avrebbe previsto. Quasi iniziava a volergli bene, all'addio. Ma il giorno dopo, quaranta minuti prima della seduta. Avvenne qualcosa. Di poco spiegabile. Finalmente l'analisi era cominciata.

Il male è un libro?   Il male è un libro?   Il male è un libro?
un altro numero a settembre duemilatre