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La saggezza non sta nell'agglomerarsi, bensì, nella creazione e nella natura comuni, nel trovare il nostro numero, la nostra reciprocità, le nostre differenze, la nostra via, la nostra verità e quel po' di disperazione che n'è il pungolo e la mobile nebbia (p. 483).
Non aver varie morti sospese e come coperte di neve. Averne una sola, di buona sabbia. E senza resurrezione (p. 543).
Fermiamoci vicino agli esseri che possono staccarsi dalle loro stesse risorse, sebbene scarsi o nulli sian per loro i ripieghi. L'attesa scava loro un'insonnia vertiginosa. La bellezza impone loro un cappello di fiori (p. 543).
Libri senza movimento. Ma libri che s'insinuano flessuosi nelle nostre giornate, vi fan spuntare un lamento, v'indicono balli (p. 541).
Scomparsi, ci succede l'eleganza dell'ombra (p. 533).
Ma forse il nostro cuore è formato soltanto dalla risposta che non è mai data? (p. 533).
Siamo meteore e fauci di pianeta. Nostro cielo è una vigilia, nostra corsa una caccia, e nostra selvaggina una goccia di luce. Insieme rimetteremo la Notte sulle rotaie: e andremo ora amandoci ora odiandoci, sino alle stelle dell'aurora (p. 517).
Come nascondersi a ciò che deve unirsi a voi (p. 105).
Se consento a questa apprensione che ordina alla vita la sua viltà, eccomi generare una folla di amicizie formali che volano in mio soccorso (p. 101).
Non attardarti nel solco dei risultati (p. 71).
Il poeta è tornato per lunghi anni nel nulla del padre (p. 33).
C'è chi fa assegnamento su un'immaginazione tutta tonda. A me basta andare. Ho riportato dalla disperazione un cestino così piccolo, amor mio, che lo si è potuto intrecciare di vimini (p. 21).
Accade a certe donne come alle onde del mare. Sullo slancio della loro gioventù raggiungono una roccia troppo alta per il ritorno. La pozza ormai ristagnerà in quel punto, prigioniera, bella a barlumi, grazie ai cristalli di sale che racchiude e che lentamente si sostituiscono al suo essere vivo (p. 149).
Siamo tra coloro che di proposito guardano attraverso il finestrino del vagone giacché amiamo quest'istante che brucia ancora dopo che è fuggito ciò che ci trasporta (p. 505).
Ciascuno di noi può ricevere la parte di mistero dell'altro senza spanderne il segreto (p. 313).
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