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Il delicato e il morbido: due appunti sulla pubblicità italiana
Da alcuni anni vengo osservando le campagne pubblicitarie italiane, soprattutto per i prodotti alimentari, di bellezza e d'igiene. Le due parole che compaiono più spesso sono "morbido" e "delicato". Certo, mi ero già occupata, con fervore, del consumismo: è un'entità che ammuffisce. Le vengono quei peli neri o in ogni modo "scuri" che somigliano al muschio, senza avere né la bellezza né la poesia di quest'ultimo. Insomma, il consumismo fa la muffa, ammuffisce, da duro e spigoloso come è, diventa trapuntato di una escrescenza tanto morbida quanto ripugnante. Marcisce nella persona del suo sintomo, che detto sia una buona volta, è l'unico vivo che ha: il sintomo. Se esso si ricopre di una fungosità, allora sappiamo che all'origine era il Consumismo.
La muffa del consumismo fa diventare qualcosa di duro in qualcosa di morbido.
Come dicevo, mi piace studiare le campagne pubblicitarie. In tutte, perfino in quelle cattive come la peste, si pretende fare, si fa della comunicazione. Mi ricordo dei tempi in cui -correvano gli anni '40, '50. '60- la pubblicità montava i suoi messaggi su di un asse di ponderazione. Erano epoche nelle quali un fruttivendolo non immaginava un miglior nome per il proprio locale che "Il cocomero d'oro", o, seguendo la fama dei magistrali commercianti arabi metteva alla sua modesta bottega il rimbombante nome di "Il fior di Siria"; i negozi che vendevano tessuti e stoffe poi, amavano chiamarsi "La Perla d'Oriente" (Sharazade viveva!) o più astrattamente "La Favorita" o "La Funzionale". Si giocava sulle lodi sia del locale e del servizio offerto che della merce venduta. Si pensava che la sola lode del prodotto, cioè la rappresentazione della "eccellenza" bastasse per stabilire una corrente univoca di senso. Cosa facesse l'acquirente dopo -o prima- non sembrava importante, anzi, ficcare il naso giusto nella vita privata dell'acquirente o nella sua gestione domestica od estetica pareva un'impertinenza. Da molti anni non è più così. Certo, certo, la presenza onnisciente della televisione ha fatto cambiare qualcosina, le nuove e smisurate industrie alimentari e della cosmesi, la bellezza e gli elettrodomestici hanno fatto il resto. Morbido e delicato. Aggiungiamo pure cremoso. Come potete apprezzare prima che dica null'altro, tutti e tre gli aggettivi sono applicabili ai prodotti da mangiare come ai prodotti di igiene personale e di bellezza. Non si sa bene se si parla di uno yogurt o di un bagno schiuma. Vorrà dire che dobbiamo considerarci deliziosi? Non è del tutto fuori senno, ma credo piuttosto che parlano -gli aggettivi- del fatto che siamo come bimbi. Che abbiamo bisogno di "cure" speciali, che altrimenti ci ammaliamo, arrossiamo, ci viene il mal di pancia, e soprattutto, dobbiamo masticare -se si tratta di roba commestibile- e come faremmo, se non abbiamo i denti? Ora le arance non le vuol nessuno se hanno i semi; i mandarini idem; tutti i deodoranti si annunciano, principalmente, come "delicati sulla pelle" (sono anche delicati con i batteri, a giudicare da certi odori che si annusano in giro), lo stesso che i saponi, indipendentemente dal fatto che se li usate, sono a volte talmente caustici che vi strappano perfino le unghie dei piedi ( li chiamano "neutri"); i panini, biscotti, latticini, marmellate, dolci vari, formaggi, salumi, pasta fresca, sempre sono "nuova formula" o "ricetta nuova", sempre "arricchiti" e, si capisce, sempre molto, ma moooolto più morbidi e cremosi.
Io mi domando cosa sta succedendo. Sarà vero che gli italiani sono così smidollati che un seme -uno- può farli sprofondare nello sconforto? Sarà vero che la stragrande maggioranza degli italiani -quella che fa la spesa- non ha denti per masticare? Sarà vero che gli italiani vengono oggi confezionati in una pellicina così vulnerabile che solo possono sopportare il morbido più morbido e se non si irritano?
A volte mi viene voglia di fare una inchiesta e chiedere alle persone in piazza cosa hanno fatto con i loro deretani originali; li avranno venduti? Ma, a chi? Al terzo mondo? Nei terzi mondi non c'è niente di morbido e delicato, non c'è quasi carta igienica, figuriamoci questa di
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