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Numero 12

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mi hanno un brutto vizio, se non muoiono in culla crescono, fioriscono, danno frutti. Il seme di prima si disperde, diventa un'altra cosa.
In questo senso l'essenza del padre è molto simile a quella dello psicanalista, non abbiamo altra scelta, prima o poi dobbiamo disperderci, anche perché se non lo facciamo non è senza conseguenze, s'impedisce al seme di crescere. Per un padre, come per uno psicanalista la cosa più difficile, si può dire in parole semplicissime, è levarsi di torno. Il padre è il transito, è il passaggio.
Padre = latino
pater, greco pater, tedesco vater: Viene  dalla struttura originaria di nome di agente, quasi significasse protettore o nutritore; è un'antica radice pa, sanscrito, che significa, appunto, nutrire, dare;  pater significa il fondatore, l'autore, il donatore. È quindi parola forte, di potere, uomo forte, fonda. Sta.  In quale modo sta? In greco il verbo patheo vuol dire calpestare.
Pensate per esempio a "patio" e vi accorgete che questo verbo, cruciale per la questione paterna, significa, è il senso più originario di tutta la questione,
fare un calco con i piedi sul fango, sulla terra molle, a partire dal quale si può iniziare ad incedere, camminare.
Questo è per noi l'originario fantasma del padre. L'evento per cui a un certo punto la terra finisce di essere molle, scivolosa, uniforme nella sua fangosità e qualcuno vi fa una traccia, un intaglio, un intacco su un tronco di legno, qualcuno lascia un segno, ma non è un segno qualsiasi, è un segno, un calco, un'impronta a partire dalla quale inizia un cammino.
Questo è il senso che i greci avevano in mente, lo stesso i latini e quindi anche noi, che lo vogliamo o meno; e sapete qual è il senso originario della parola
pathos? Pathos significa ciò che è stato aperto dal pateo, dal calco sulla terra; ciò che è stato aperto da questo incedere che sposta la terra informe, lascia un'orma che è un punto di origine, pathos è il passo, il passaggio. Questo è il padre nell'origine, quell'evento - se ci fate caso sto bene attento a non dire persona - quella funzione che, incarnandosi di volta in volta nell'essere umano, fa traccia, apre una strada, consente il passo, i passaggi, i transiti.


Che ora è?
Quando ero piccolo a volte i grandi mi dicevano: è da maleducati rispondere ad una domanda con un'altra domanda. Io sono cresciuto, suppongo come tutti, con alcune sacche di resistenza umana. Ecco, su questo punto s'imponeva una resistenza, ma perché non si deve rispondere ad una domanda con un'altra domanda? Perché quando sei interrogato non è educato rispondere con una domanda, devi dare una risposta, perché è questo che fanno i bambini corretti, bene adattati. Non mi tornava, come dite voi toscani.
Se uno mi chiede: "che ora è?" e rispondo. "le sei e un quarto", l'ammazzo; cos'altro ha poi da chiedere? Che si fa poi? Sguardi imbarazzati, mani sudate , non si sa più che fare, gelo. Invece: "che ora è?" Io chiedo: "Tu perché lasci l'orologio a casa?" "Perché mia moglie me lo sottrae, oppure fin da piccolo dimentico le cose"; vedete?, si apre un campo. Se da una domanda segue un'altra domanda si fa una favore all'umanità. Per questo Maurice Blanchot, il grande filosofo, che voi sapete che amo, diceva a chiare lettere che la risposta è la maledizione della domanda. Gli umani, che voi sapete che sono animali di grande ostinazione, continuano a dire che alle domande bisogna rispondere; è una cosa che io trovo tragica però, per ora, mi diverte anche; l'ascolto.

 
Tramonti
«L'uomo è un cavo al di sopra dell'abisso, un passaggio pericoloso, un pericoloso essere in cammino, un pericoloso guardarsi indietro ed un pericoloso rabbrividire e fermarsi.
La grandezza dell'uomo è d'essere un ponte e non uno scopo.
Nell'uomo si può amare che egli sia una transizione ed un tramonto.
Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando perché essi sono una transizione.
Io amo coloro che non aspettano di trovare una ragione dietro le stelle per tramontare.»
La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo; mettiamo in forma di domanda la frase che segue: si può amare che egli sia una transizione ed un tramonto o preferiamo amare soltanto coloro che ci appaiono come senza transizioni o senza tramonti? In questa lunga dichiarazione d'amore, perché mi sembra evidente che è di questo che si tratta, Nietzsche insiste con questo aspetto: è possibile amare ciò che transita, è possibile lasciarsi andare al tramonto, tramonto di che? Tramonto della volontà di sapere, tramonto della bestia, come la chiama altrimenti.


Il dono
Noi abbiamo a che fare con la figura del dono. Cos'è il dono? Non vi è traccia o ovviamente di questo nella scena raffigurata da Goya. Non vi si può certo ravvisare alcuna situazione di dono. Ma il dono è ciò che presiede in tutti i sensi allo scambio umano di cui in genere la figura paterna è il garante.
Freud dice di quell'esperienza capitale di un essere umano che consiste nel fatto che quando la madre, il

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