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Lo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero (11).
Si può immaginare l'Altro, astraendo dall'Altro? L'Altro è lo specchio senza stagno nel quale l'altro si guarda (13).
- La domanda che ti rivolgo non è: «Chi sei?», ma: «Cosa mi porti?» (15).
Tu sei lo straniero. Ed io? Io sono, per te, lo straniero. E tu? La stella, sempre, sarà separata dalla stella; questo solo le avvicina: la volontà di brillare insieme (19).
«Se nessun luogo è il mio, quale sarà il mio vero luogo? «Dal momento che sono vivo, devo pur essere presente da qualche parte» - diceva un saggio. «Che il vero luogo - gli risposero - sia nell'assenza di luogo? «Il luogo, appunto, di questa inaccettabile assenza?» E il saggio disse: «Abitabile infinito. Per quelli della mia razza, oasi di grazia» (19).
Non si scrive mai il libro, ma solo la sua origine e la sua fine, questi due abissi (23).
«Ciò che lo scrittore mostra non è se stesso, ma le parole che lo descrivono e lo raccontano. Ombre e luci di una stessa ora, di una stessa vita» (23).
Da sempre io so che le sue parole sono le mie: ma esse sono così ancorate nella memoria da rendere necessario che una voce contemporanea me le restituisca (23).
«Ogni libro è fuori del tempo, diceva. Lo scrittore si sforza di farlo entrare nel suo secolo. Se ci riesce, vuol dire che il libro è buono; se fallisce, offrirà al suo lettore solo qualche pagina ingiustificabile» (23).
«Lo scrittore è lo straniero per eccellenza. Messo dovunque al bando, si rifugia nel libro da dove la parola lo espellerà. Ogni volta è a un nuovo libro che egli dovrà, provvisoriamente, la propria salvezza (24).
Essere se stessi significa essere soli. Abituarsi a questa solitudine. Crescere, operare, in seno alle proprie naturali contraddizioni. «Io» non è l'altro. È «Io». Scavare questo «Io»: tale è il compito che ci spetta (25).
Bisogna imparare a scrivere con parole inzuppate di silenzio (29).
«Pensa. Legati al tuo pensiero come a una donna della quale tu sia follemente innamorato. «Non esiste pensiero senza desiderio» 836).
Il male è nella parola. Parola che fa male e che, stranamente, consola. Il mistero è nella sua estraneità (39).
Giacché lo straniero non è colui che fin dall'inizio ci appare come uno straniero, ma piuttosto colui che si ribella al fatto di non poter essere preso per lo straniero che è ai suoi propri occhi (42).
Se ho sempre preso le distanze da comunità, collettività, associazioni, raggruppamenti, gruppi, gruppuscoli, è perché nell'intimo sapevo che dovevo onorare lo straniero e che, grazie a lui, mi era possibile sperare di essere me stesso e di essere riconosciuto come tale (43).
Nessuno attende lo straniero. Lo straniero è il solo ad attendere (45).
Edizioni SE, Milano 2001; i numeri sono quelli delle pagine.
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