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* Letteratura
Altri frammenti di Franz Kafka. I precedenti, nel numero 9.
Sposarsi, mettere su famiglia, accettare tutti i figli che vengono, provvedere a loro in questo mondo insicuro, guidarli anche un poco è, secondo la mia convinzione, la meta più alta che un uomo possa proporsi. Che in apparenza tanti vi riescano facilmente non dimostra il contrario: anzitutto non sono proprio molti quelli che realmente vi riescono, e poi questi non-molti non "scelgono" ma "accettano" (Lettera al padre, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 678).
Più esattamente colpisti con la Tua avversione la mia attività letteraria e tutto ciò che, a Te ignoto, vi si ricollegava. Qui io avevo fatto veramente un tratto di cammino indipendente da Te, anche se facevo un po' pensare al verme che, schiacciato da un piede nella parte posteriore, si libera con la parte anteriore e si trascina da un lato. Ero quasi al sicuro, potevo tirare il fiato (Lettera al padre, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 672).
Bisogna dire che Tu non mi hai mai veramente percosso. Ma le grida, a faccia paonazza, il gesto di slacciarTi la cinghia e tenerla pronta sulla spalliera della seggiola era quasi peggio. Un po' come quando uno aspetta di essere impiccato. Una volta impiccato, muore e tutto è finito. Ma chi deve vivere tutti i preparativi per l'impiccagione e solo quando il capestro gli pende davanti al viso viene a sapere di essere stato graziato, quello può continuare a soffrire per tutta la vita (Lettera al padre, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 656).
La storia degli uomini è un attimo tra due passi di un viandante (Gli otto quaderni in ottavo, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 710).
Ogni uomo porta in se stesso una camera. È un fatto di cui il nostro stesso udito ci dà conferma. Quando si cammina in fretta e si tende l'orecchio, specie di notte, quando intorno a noi tutto è silenzio, si ode, ad esempio, il tintinnio di uno specchio a muro non fissato bene (Gli otto quaderni in ottavo, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 694).
«Che cosa? Che cosa?» gridai, oppresso ancora dal sonno contro il letto, e stirai le braccia verso l'alto. Poi mi alzai, ancora tutt'altro che cosciente della realtà, con la sensazione che dovessi spingere da parte alcune persone che mi si paravano innanzi, eseguii anche i necessari movimenti con la mano e così, finalmente, raggiunsi la finestra aperta (Gli otto quaderni in ottavo, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 703).
C'era una volta una compagnia di furfanti, cioè, non erano furfanti ma uomini comuni, la media. Erano molto uniti. Quando, ad esempio, uno di loro aveva reso infelice, in maniera alquanto furfantesca, uno che non faceva parte della loro cormagnia (cioè, anche qui, non che si fosse comportato da furfante, ma come ci si comporta di solito, abitualmente), e veniva poi a confessarlo, al cospetto dei soci, essi indagavano, giudicavano, imponevano penitenze, perdonavano eccetera. Non avevano cattive intenzioni, tutelavano severamente gli interessi del singolo e della comunità e colui che si confessava si vedeva porgere il colore complementare a quello fondamentale da lui esibito: «Come? Ma perché ti affliggi? Hai fatto la cosa più naturale, hai agito soltanto corne dovevi. Ogni altro contegno sarebbe stato incomprensibile. Sei solo un po' eccitato. Su, ridiventa ragionevole ». Così si sostenevano l'un l'altro, e anche dopo morti non dissolsero la loro compagnia, ma ascesero in cielo tenendosi per mano. Era uno spettacolo d'innocenza infantile, vederli volare insieme a quel modo. Ma poiché, al cospetto del cielo, tutto viene frantumato negli elementi che lo compongono, essi precipitarono giù come rnassi di roccia. (Gli otto quaderni in ottavo, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 713).
Se tu camminassi su una pianura, avessi tutta la buona volontà di avanzare e ciò nonostante andassi indietro, allora il tuo caso sarebbe disperato; ma poiché ti arrampichi su per un pendio scosceso, ripido non meno di come appari tu stesso a chi ti guarda di sotto, i tuoi regressi si possono anche attribuire alla conformazione del terreno, e perciò non devi disperare. (Gli otto quaderni in ottavo, in Confessioni e diari, Mondadori, p. 714).
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