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Numero 10

Testi

"Le sfide della psicanalisi", volume a cura del Laboratorio di Ricerca Freudiana, in pubblicazione presso le Edizioni ETS di Pisa, contiene scritti di vari autori:

Simone Berti Lo scarto, il margine, l'esilio: la psicanalisi di fronte al dominio della tecnica
Ettore Perrella Prendersi cura della formazione
Giuliana Bertelloni Conformismo e altre trascuratezze
Antonello Sciacchitano La psicanalisi, una scienza innaturale
Lorenzo Zino Riflessioni sul discorso amoroso
Pier Giorgio Curti Il dolore e la sua rappresentazione nell'era mediatica
Sebastiano Tilli "In stercore invenitur". La cura della domanda nell'epoca delle risposte
Alberto Zino Tutto e melanconia
Franco Quesito Dal disagio della civiltà al disagio della civiltà
Franco Quesito Dal disagio della civiltà al disagio della civiltà (versione parlata)
Maria Vittoria Lodovichi Nodi freudiani
Antonello Sciacchitano La psicanalisi, scienza innaturale (versione parlata)

In questo numero di Psicanalisi critica: i due primi paragrafi del testo di Alberto Zino, l'inizio del lavoro di Simone Berti e alcuni passi dai saggi di Sebastiano Tilli e Pier Giorgio Curti.

Alberto Zino, Tutto e melanconia


1. La psico non è terra pia

La psicanalisi, in quanto pratica della domanda dell'inconscio, si differenzia da ogni forma di risposta, da qualunque esperienza volta alla consolazione.
Nei confronti di una civiltà contemporanea che non propone più alcun impegno serio, tesa com'è a riportare qualsiasi istanza di pensiero ad una sorta di apparato melmatico di accoglimento, per cui ogni istanza va bene nel senso che viene ridotta sistematicamente a fruibile episodio di mercato culturale, la
sfida della psicanalisi dovrebbe consistere proprio in questa resistenza all'uniformità aproblematica.

Il mondo, poiché prevalentemente mondo delle risposte, non ha interesse per il domandare. Tanto meno per l'inconscio in quanto domandare. Esso gode, si fa per dire, da lungo tempo della sua capacità di assimilare qualsiasi pensiero nella forma del mercato; con ciò si intende che ormai nulla è più radicalmente rivoluzionario o almeno critico, bensì qualsiasi cosa, ridotta quanto prima a
cosa fra cose nel senso di Adorno, partecipa dell'in-vista-di-una-soluzione e dello scambio di risposte, che rimane ormai pressoché l'unico statuto di esistenza per un pensiero.

Solo ciò che è commerciabile come risposta può circolare. Il resto va adattato. In vista appunto della sua circolazione il più possibile indolore. Tale strategia è del tutto differente dal corpo a corpo con i tratti problematici del pensiero, con quelle esperienze di filosofia, di poesia, di psicanalisi o di comune sentire che si pongono antagoniste nei confronti del mondo delle risposte acquisite. Lì ci si troverebbe ancora nel campo delle sfide possibili.

Il dato meno confortante della nostra modernità è proprio l'assenza di sfida. Ogni idea si globalizza in questa melassa, la fangosità nella quale
tutto affonda necessariamente. Ogni domanda, rispetto a quelle poche che restano, non appena emerge in una sua qualche forma di autenticità, è già ridotta a risposta: ad un evento non più questionante. Il tutto del venir meno della domanda - dell'inconscio als fragen, in quanto domandare - apre all'uniforme tristezza del mondo delle risposte, mero catalogo interminabile delle piccole

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