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PSICANALISI E FILOSOFIA. IL SENSO DI COLPA E IL GODIMENTO
Lezione 1 18 ottobre 2000 Dio e il basso ventre
Il ventre non è alto. Infatti, è sempre basso. Perché il ventre è sempre basso? Come mai abbiamo a che fare con questa faccenda, per cui non diciamo, ad esempio, mi fa male l'alto ventre, o quello a sinistra? Sempre basso. Un modo di dire nella nostra lingua sostiene che certe cose accadono, o si vedono, o non si vedono, dalla cintola in su. Perché non è stato detto: dal ventre in su? Per quale motivo costui deve rimanere giù? Se trascorrerete più o meno consecutivamente i prossimi ventisette mercoledì della vostra fugace esistenza a interrogarvi su questa domanda, ci sarà un motivo, spero. Se uno psicanalista stimato, con titoli, altre cose che servono, perfino l'iscrizione ad un Ordine - tutto nella vita avrei pensato fuorché iscrivermi ad un ordine -, se anche costui passerà ventisette mercoledì della sua vita a chiedersi perché il ventre sia basso, Dio mio, non siamo dei perditempo, ci deve pur essere una ragione. Inizia ad offrircela un caro signore, che non esito con una certa timidezza a sentire come amico. Friedrich Nietzsche scrive: «Il basso ventre è il motivo per cui non è tanto facile all'uomo credersi un Dio». Ventre deriva da "dentro". Perché fin dall'origine pare che nei corpi umani vi fosse un "fuori" e un "dentro". Se è dentro, significa che capitano delle cose laggiù, e non quassù, dove vorremmo sempre stare. Naturalmente il fatto che questo "dentro" sia sempre e prevalentemente basso già da sé vi dice che ciò riguarda sia il godimento che la colpa. Pare che il piacere, il godimento, faccia parte di ciò che si dà dentro; pare anche che la colpa non sia così esterna, come solitamente, anche qui, sempre vorremmo. Vi sono curiosi modi di dire che si impongono prima del XVIII° secolo, quindi nel tempo buio della Controriforma, nei quali appunto gli uomini si raggomitolavano dalla colpa, si chiudevano, si torcevano le budella. Dentro. "Sentire" è un verbo che fra tante altre cose riguarda anche il senso di colpa. Freud era consapevole che la sua espressione - «senso di colpa inconscio» - fosse nient'altro che un assurdo logico. Come non si è mancato di notare nella cultura del Novecento. Come fa una colpa ad essere inconscia, non cosciente, se contemporaneamente è un senso? Se è un senso, se ne ha sensazione, se ne è avvertiti, la si sa. «Inconscio» è una parola che dice proprio l'opposto: qualcosa che sfugge alla coscienza, che non si sa. Come può una "coscienza di" essere non cosciente, non consentita? A Freud importava poco sciogliere il paradosso. Ciò fa sì che nella questione del senso di colpa noi incontriamo e continueremo ad incontrare il Freud migliore, quello che non teme le aporie, ma le frequenta; pure con un certo godimento. Dovremmo farlo anche noi. Perché nessuno ci obbliga a frequentare i paradossi, le non-risposte, i non-compleanni, i non-giorni con timore. Non siamo obbligati. "Sentire" deriva dal latino sentire, che a sua volta proviene dall'antico alto-tedesco Sinnen. A sua volta esso proviene - vi sono parole con complicate parentele - da un arcaico sentère, da cui ad esempio nel vocabolario giuridico la questione della "sentenza". Quindi il senso non riguarda solo quel che già sappiamo, che questa cosa ha senso, che quell'altra mi fa senso e via di seguito; Ha a che fare anche con la sentenza. E nel nostro campo, in psicanalisi, il senso di colpa è proprio una sentenza. Di colpa. Avremo a che fare anche con il godimento, che proviene da gaudere, come sapete. Se facciamo delle ricerche etimologiche sul godimento, ricerche cioè di storia delle parole - o dei pensieri , o delle emozioni, dato che non mi risulta che queste cose siano separabili negli umani, nonostante che fra noi spesso si dia questa strana tendenza a separare le parole dai pensieri e dagli affetti, come se quelle fossero degli oggetti, privi di vita -, non troviamo molto oltre a questo gaudere; provare piacere, stare bene. Non c'è altro. Che tristezza. Se invece cerchiamo intorno alla colpa, ci divertiamo. Perché la parola "colpa" non ha origine. Aprite un dizionario etimologico e trovate una definizione bianca. O quasi. Giacomo Devoto
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