|
La porta si apre sui Minima immoralia di T.W. ADORNO.
L'oppressione del conformismo che grava su chiunque produca diminuisce ulteriormente le esigenze che questi rivolge a se stesso.
Il rifiuto della cattiva essenza dominante della cultura presuppone che si partecipi di questa inessenza abbastanza da sentirsene prudere le dita ma che, al tempo stesso, si siano tratte da questa partecipazione le forze per disdirla.
Gli impoveriti nello spirito marciano ispirati in quell'inferno che è il loro paradiso.
L'intimità fra gli esseri umani è indulgenza, tolleranza, rifugio per particolarità.
La stessa continuazione della vita ha un che di assurdo come quei sogni nei quali si partecipa al tramonto del mondo e dopo la sua fine si striscia fuori da uno spiraglio della cantina.
Quel che non è reificato, quel che non si lascia contare e misurare, va perduto. Ma così la reificazione non si estende ancora a sufficienza sulla sua antitesi, la vita che non si lascia immediatamente attualizzare, su ciò che continua pur sempre a vivere anche solo come pensiero e ricordo.
Nella psicoanalisi nulla è vero se non le sue esagerazioni.
Nel momento in cui il soggetto, davanti alla strapotenza estraniata delle cose, abdica, la sua disposizione a scorgere ovunque il positivo o il bello manifesta una rassegnazione tanto della capacità critica quanto della fantasia interpretativa, che da quella è inseparabile. Chi trova tutto bello corre il pericolo di non trovar nulla bello. L'universale della bellezza non è in grado di comunicarsi al soggetto altrimenti che nell'ossessione da parte del particolare. Non uno sguardo perviene al bello, dove non sia accompagnato dall'indifferenza, anzi quasi dal disprezzo nei confronti di ogni cosa al di fuori dell'oggetto contemplato.
La rovina viene dal pensiero come violenza, dallo scorciare una strada, la quale unicamente attraverso l'impenetrabile trova l'universale, il cui contenuto è custodito nell'impenetrabilità stessa, non già nell'astratta consonanza di oggetti differenti.
|