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Numero 8


LA FORMAZIONE DELLA DOMANDA
di Alberto Zino






La psicanalisi è critica, non si adegua a nessuna tecnica di adattamento o riadattamento, se non solo non perde la sua capacità di meravigliarsi, ma la racconta. 

L'interessarsi allo statuto professionale degli psicanalisti piuttosto che alla psicanalisi è un errore che si ripete.

Cosa raccontiamo a uno studente o ad un allievo? Un elenco di tecniche riadattative per rendere ortopedico un comportamento, una vita? Cerchiamo di far sentire loro l'officina del fabbro, l'odore del metallo incandescente, i colpi di martello sulla
cosa dell'inconscio, insomma come Winnicott ha forgiato i suoi conigli , Freud i suoi concetti o la scienza le sue reti per togliere di mezzo il soggetto.

Abbiamo almeno tre cose che ci tengono legati, al di là dei modi in cui rispettivamente le lavoriamo. Inconscio, sviluppo e trasformazione.

Dell'inconscio, Freud sostiene che resta al di là di ogni volontà umana di gestione, che non si identifica con alcun
luogo nel senso di territori prima o poi da colonizzare, che non condivide alcun linguaggio con qualsivoglia farmaco, che non si presta a morali, che non riguarda né la ragione né l'irrazionale, che non conosce la negazione, che è soprattutto senza tempo (zeitlos), che non è uguale al rimosso, che gli apparteniamo senza accettarlo, che non è soltanto una provincia o regione, che non può farsi da parte, che affiora sempre come parola (preconscio), che non dorme mai, che è al di là del bene e del male, che non conosce il maschile né il femminile, che conosce l'attivo e il passivo, e che è l'unica cosa che si chiede all'analista di riconoscere.

Dello sviluppo, che è concetto del dominio (Lacan), occorre trattenere la sua opzione di fondo: che le cose transitano, passano da un punto all'altro e cadono secondo traiettorie. Ma non per questo la
cosa è lineare. Per noi, non c'è sviluppo che non sia anche quel ferro caldo da battere, quell'origine sempre viva nel calderone delle rappresentazioni che ci significano e che spinge come incessante domanda. Sempre lo sviluppo si sviluppa. Esso non è un argine, è una storia che si dice continuamente. Non è uno steccato fra fase e stadio, ma il posto aperto della possibilità senza sosta. Né riga né cerchio, nessuna figura, della geometria come della padronanza, può essere minimamente a misura di ciò che nonostante tutto sviluppa se stesso.

Della trasformazione diciamo che non è salvifica. Essa infatti non è una soluzione, una risoluzione, un adattamento all'esistente, un accomodamento del motore o un ripristino di funzioni.

Freud: l'analisi didattica resta «necessariamente incompleta». L'incompiuto va preservato, custodito. Si richiede al futuro analista una cosa sola: «che non misconosca la questione dell'inconscio» (cfr.
Analisi terminabile e interminabile).

Non si domanda a un avvocato o ad un manager se l'iscrizione alle regole che governano la sua professione corrisponde a ciò che egli desidera veramente: questione che si trova al cuore di ogni analisi didattica.
Il nostro pensiero, nel momento in cui
domanda, dovrebbe sempre riuscire a meravigliarsi. Ma se è così, se è di questo che si tratta, in genere questo essere umano che noi siamo, non può fare neppure il passo iniziale, non riesce ad avviarsi verso lo stupore. La domanda è: che cosa è capitato a questo essere che noi siamo? Negli ultimi duemilacinquecento anni, da quando Platone ha avvertito che occorre stupirsi, che cosa è accaduto che ha fatto sì che per questo essere la meraviglia sia così difficile?
Vi possono essere condizioni umane in cui diventa impossibile domandare. Quindi impossibile meravigliarsi, posto che le due vicende sono legate fra loro. In questi casi siamo costretti ad arraffare e cercare di trattenere soltanto delle risposte. Quando abbiamo a che fare, nella nostra intenzione o nella

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