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* Letteratura
Nel Corso di Psicanalisi di questa stagione - Nelle migliori famiglie, presso l'Istituto Gradiva di Firenze - sono state lette e commentate alcune storie dal libro Centuria di Giorgio Manganelli. Ad esempio, le storie numero 49 e 51. Questi frammenti sono dunque i primi inquilini delle stanze Altre.
49
Un signore amò follemente una giovane donna per tre giorni, riamato per un periodo di tempo all'incirca corrispondente. La incontrò per caso il quarto giorno, quando da due ore aveva cessato di amarla. Inizialmente, fu un incontro lievemente imbarazzante; tuttavia, il colloquio si movimentò, quando risultò che anche la donna aveva cessato di amare il signore, esattamente un' ora e quaranta minuti prima. All'inizio, questa scoperta, che il loro folle amore era comunque cosa del passato, e che presumibilmente avrebbero cessato di torturarsi con domande sciocche, penose e inevitabili, comunicò all'uomo ed alla donna una certa euforia; e parve loro di vedersi con occhi di amici. Ma l'euforia fu effimera. Infatti, la donna si rammentò di quei venti minuti di differenza; ella lo aveva amato per venti minuti ancora, quando il signore, lo aveva confessato, aveva già cessato di amarla. La donna ne trasse argomento di amarezza, di frustrazione, di rancore. Egli cercò di mostrarle come quei venti minuti rivelassero in lei una costanza affettiva che la qualificava moralmente superiore. Ella ribatté che la sua costanza era fuori questione, ma che in questo caso qualcuno ne aveva abusato, e l'aveva coperta di oltraggio, calcolato e freddo. Quei venti minuti durante i quali, amando, ella non era stata amata, scavavano fra di loro un abisso che nulla avrebbe più colmato. Ella aveva amato un frivolo e un sensuale, in questa vita e nell'altra egli ne avrebbe sofferto l'onta. Egli cercò di far notare che, giacché più non si amavano, il problema poteva considerarsi superato, e comunque non tale da indurli a troppo amare considerazioni: ma lo disse con una certa vivacità, che tradiva insieme la paura e il >
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