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È allo studio un nuovo corso da svolgersi prossimamente, dal titolo "Parole prime. Dialoghi tra psicanalisi e filosofia. 1.L'arte del domandare e la passione della meraviglia", con una lettura e commento dei frammenti dei Presocratici e di altro materiale. Diamo qui di seguito alcuni frammenti tratti da La sapienza greca, vol. I, a cura di G. Colli, ed. Adelphi.
Ora invece i più grandi fra i beni giungono a noi attraverso la follia, che è concessa per un dono divino. Infatti proprio la profetessa di Delfi e le sacerdotesse di Dodona, in quanto possedute dalla follia, hanno procurato alla Grecia molte e belle cose, sia agli individui sia alla comunità; in quanto invece padrone di sé, poche cose o punte ... Ecco davvero quanto è degno di essere addotto a testimonianza, che cioè tra gli antichi la mania [follia] non fu ritenuta cosa vergognosa né oggetto di biasimo neppure da coloro che stabilivano i nomi: altrimenti infatti non avrebbero connesso questo stesso nome alla più bella delle arti, con cui si discerne il futuro, e non l'avrebbero chiamata maniké [arte folle]. Ma poiché ritenevano che la follia sia una cosa bella, quando nasce per una sorte divina, stabilirono questo nome. Gli uomini di oggi invece, con ignoranza del bello, hanno inserito una t e l'hanno chiamata mantiké [arte divinatoria]. (Platone, Fedro 244 a-c).
E giunta alla morte, l'anima prova un'emozione come quella degli iniziati ai grandi misteri. Perciò riguardo al «morire» [teleutàn] e all' «essere iniziato» [teleisthai], la parola assomiglia alla parola, e la cosa alla cosa. Anzitutto i vagabondaggi, i rigiri logoranti, e certi cammini senza fine e inquietanti attraverso le tenebre. In seguito, proprio prima della fine, tutte quelle cose terribili, i brividi e i tremiti e i sudori e gli sbigottimenti. Ma dopo di ciò, ecco viene incontro una luce mirabile, ad accogliere sono lì i luoghi puri e le praterie, con le voci e le danze e la solennità di suoni sacri e di sante apparizioni. (Plutarco, fr. 178).
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