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Prima lezione del Corso 1999-2000 Psicanalisi e Filosofia. Parole prime Istituto Gradiva, Firenze, 19 Ottobre 1999
La morte, per cominciare.
«A dieci anni si crede che tutte le cose importanti possano accadere solo agli adulti: all' improvviso ebbi la rivelazione della prima grande cosa importante - di fatto, la più importante di tutte - che, senza alcun dubbio, sarebbe successa a me. Sarei morto, anche se, certo, dopo molti, moltissimi anni, dopo la morte dei miei cari (tutti meno i miei fratelli, più piccoli di me e che, pertanto, mi sarebbero sopravvissuti), ma comunque anch'io sarei morto. Io sarei morto, sebbene fossi io. La morte non era più una faccenda altrui, un problema degli altri e nemmeno una legge generale che mi avrebbe riguardato quando fossi stato grande, cioè quando fossi stato un altro. Perché in quell'occasione mi resi conto anche del fatto che quando fosse giunta la mia morte sarei stato sempre io, la stessa persona che adesso prendeva coscienza di quell'evento ineluttabile. Dovevo essere io il protagonista della morte vera, la più autentica e la più importante, la morte di cui tutte le altre morti non sarebbero state che dolorose anticipazioni. La mia morte, quella del mio io! Non la morte dei "tu", per amati che fossero, bensì la morte dell'unico "io", che conoscevo personalmente! Ovvio che sarebbe accaduto dopo molto tempo, ma... in un certo senso, non mi stava già succedendo? Rendermi conto che sarei morto, io, anch'io, non faceva forse parte della morte, quella cosa tanto importante che, malgrado fossi ancora un bambino, stava succedendo, in quel momento, proprio a me e a nessun altro? Sono certo che fu allora che finalmente incominciai a pensare.»
Bene, buonasera a tutti, benvenuti a questo Corso. Ciò che faremo quest'anno riguarda per me un modo di puntare su qualcosa e non so che me ne verrà. Sicuramente un certo godimento. Non mi vergogno a dirlo. Ormai dal 1992, con le persone che in questi anni si sono avvicendate in questa esperienza, credo che abbiamo fatto un certo lavoro. Anch'io sono fra gli avvicendati, non dovete pensare che io sia sempre lo stesso. Ora si tratta di provare a mettere insieme delle parole che questa volta e più di prima sono delle parole prime. Mi interessa interrogare le prime parole del nostro campo, quelle da cui un medico viennese spudorato e malinconico, abbastanza insoddisfatto della psichiatria del suo tempo, si faceva sorprendere talvolta, e talaltra ne restava inorgoglito. Ed incrociare queste parole con altre, quelle d'esordio della filosofia occidentale. Le parole di Freud che vi porterò saranno in genere quelle dell'inizio. "Iniziale" qui non significa una cronologia, ma qualcosa di primum, di non aggirabile, che presiede al fare teoria ed anche pratica. Ci sono in Freud snodi profondi che da un secolo non dovrebbero cessare di far pensare. L'altra parola è quella della filosofia. Quando è venuto, non si sa bene da dove, forse dall'inferno, Friedrich Nietzsche, egli ha fatto tutto quel che ha potuto per chiudere i conti con la filosofia: ha tentato di ucciderla. Ed aveva le sue ottime ragioni per farlo. Tuttavia questo pensiero ha continuato per noi a fare fondo. Nel campo della filosofia, dopo che Nietzsche aveva decretato la morte di Dio oltre a quella della filosofia, altri hanno poi proseguito a pensare. Noi pensiamo ancora, dopo 2500 anni, in modo greco. Abbiamo un rapporto con le idee, emozioni, sensazioni, che è ancora greco nella sua essenza. Risente di quel che è accaduto in qualche isoletta sperduta di un piccolo mare chiuso. È abbastanza sorprendente che ciò che là si è svolto intorno al V e VI secolo prima dell'era cristiana, in un pugno di anni considerando l'evoluzione temporale della stirpe, abbia avuto un'importanza così colossale. Ma noi dopo tanto pensiamo ancora in quel modo. Alcune di quelle parole prime sembrano, durante la nostra lettura, in apparenza
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