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tanto in questa introduzione; essa sarà svolta via via nelle voci del dizionario che le competono.
5) Lo stesso accenno si può fare qui alla differenza con le molteplici forme di psicoterapie. Del repertorio di aspettative correnti fa parte con certezza il desiderio che la psicanalisi sia una terapia dei disturbi esistenziali. Ciò fa d'altronde parte della sua genesi. Ma la cura che è in gioco nel nostro campo è la stessa di cui si occupa lo psicoterapeuta? E il fine, il risultato? Conseguentemente, il metodo, la tecnica? Anche qui, il modello o i modelli che sono divenuti dominanti hanno spesso fatto tesoro (si può ben dire) di un cumulo ormai sterminato di dati clinici, come se la quantità di informazioni possibili giustificasse di per sé l'abbandono dell'interrogazione intorno al senso della cura. Crediamo che lo scopo di un dizionario critico sia anche quello di far luce su quali domande siano rimaste sepolte sotto questa massa di reperti oggettivi e sui possibili motivi di tali eventuali occultamenti.
6) Quindi, il dizionario non è imparziale. Del tutto all'opposto, il suo taglio critico presume che prenda posizione. Sta poi al lettore, come si è detto, farsi la propria opinione. L'importante è che le cose siano presentate e rilanciate per ciò che sono e che sono state, anche nel senso storico. Senza piegarsi allo storicismo sterile, si tratta di dare ad ogni autore - soprattutto, in origine, a Freud - quello che gli appartiene, e di esporsi valutandone l'impatto. Sulla cultura, su chi scrive ed anche per chi legge. Questa non è un'andatura facile. Infatti, esistono da tempo altri buoni testi che fanno la storia della psicanalisi. Più che ripercorrere tali cammini - si tratterebbe certo di un lavoro di ripetizione e null'altro - il tentativo è qui quello di rilanciarne il senso in rapporto ad un taglio critico; colui che dunque desiderasse un approccio più 'storico' verrà di volta in volta indirizzato ai rimandi che sono di contorno all'argomentazione della voce in questione.
7) A chi si rivolge il dizionario.
A psicanalisti, psicoterapeuti, psicologi, studenti e studiosi di queste cose. Al campo della filosofia, della scienza e della medicina là dove si sia interessati alla psicanalisi. A chi sia appassionato di letteratura, di arte, di religione e forse altro ancora. Ma soprattutto: a coloro che temono che la psicanalisi sia un bene, a coloro che preferiscono pensare che sia un male; infine a coloro per i quali la fatica della questione umana non si volge soltanto in fuga più o meno convincente (ma la rimozione riuscita, per l'essenza stessa della rimozione, si vedrà che non esiste...), in tornaconto sintomatico evidente o in limiti forzatamente disposti, ma è anche, pur con tutto il suo peso, qualcosa di interessante, che valga la pena interrogare. Sapendo, fin dall'inizio, che il lasciar avvenire la domanda è più probabile che prepari l'inquietante, più che la risposta. Proprio ciò, in fin dei conti, o piace o non piace. Il lettore cui non piace, troverà nei testi del dizionario ampi motivi di rammarico per l'assenza di un pensiero tecnico o di una consolazione scientifica relativa alla sistematizzazione del sapere analitico. Come sentirà la mancanza di principi unificatori, di cause (dell'inconscio, dell'io o del significante ridotti a causa esplicativa, perni su cui far ruotare l'impalcatura del sapere). Non potrà reperire ingenti tributi alla volontà di sapere. Tuttavia, la lettura gli sarà comunque utile, proprio per sentir confermata e rafforzata la propria diversa posizione, se questo è il suo destino. Il lettore cui ciò piace, si troverà ad affrontare molte tentazioni di segno contrario. Infatti, la volontà di sapere, il pensiero che pensa per cause e rimedi, è così ingombrante che nessun testo, per il solo fatto che si scrive può supporre a priori di averla eliminata. Proprio questo sarebbe in anticipo il passo più falso. La voce del dizionario che sarà dedicata alla Scrittura si origina infatti da questo problema: se la psicanalisi è pensiero >
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