Alcuni
frammenti dai contributi critici
Mi pare evidente che siano centrali
l'elemento del dubbio, la passione
per l'ignoto ed una temerarietà tale da tentare
l'impossibile.
Ma tutto ciò può riguardare solo la "brama" di
cura o
piuttosto è proprio lo stile di pensiero di un umano che si
avvicina all'analisi?
(Rilancio di Paola degli Innocenti - Lezione 5 - Alberto Zino)
Una domanda può essere radicale quando non si accontenta di
alcuna risposta conciliante, in quanto è l’essere
umano
stesso che non può rispondere ad alcuna formula o struttura
conciliante e quindi definitiva:
«La grandezza dell’uomo è di essere un
ponte e non
uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una
transizione e un tramonto» (1)
Forse l’accoglimento di un altrove come luogo originario
della
domanda, consentirebbe di non saturarla con risposte immediate:
«La coscienza non ha domande, ma fa domande, nel senso che le
domande provengono da altrove.» (2)
(Rilancio di Irma Morieri – Lezione 5 - Alberto Zino)
L’indicazione di Freud sul fatto che chi desideri esercitare
la
psicanalisi deve egli stesso sottoporsi all’analisi,
significa,
fra le tante cose che ci possono venire in mente, che egli deve poter
autorizzarsi a morire per scoprire forse che quella morte tanto
misconosciuta che in quanto umani ci attende senza che noi la possiamo
signoreggiare, quella morte accade tutti i giorni, con tutti i
contraccolpi che poi, come testimoniano le vicende umane, si traducono
nel misconoscimento della mancanza, della finitezza, nella violenza
della castrazione avvertita come insufficienza ed in una sofisticata
attitudine al dispendio inutile pur di non volerne sapere della propria
condizione.
Montaigne: Chi insegnerà agli uomini a morire,
insegnerà loro a vivere
Il dispendio inutile, quella mole di fatica che porta gli umani a
correre senza mai potersi soffermare sulle cose, a cercare di arrivare
sempre più in alto. Ma ancora Montaigne ricorda:
Più in alto la scimmia sale, più mostra
il sedere
(Rilancio di Irma Morieri – Lezione 11 - Alberto Zino)
Non tutte le analisi finiscono allo stesso modo; la tentazione di dire
che non tutte finiscono – o che nessuna finisce- sarebbe
grande,
ma si tratterebbe soltanto di una frase ingegnosa. Molti sono i momenti
di ingegno in analisi, anche in Psicanalisi, ed è bello
notare
che questi due termini non sono esattamente la stessa cosa, non sono
neanche lontanamente sinonimi. In questa esperienza unica –
l’analisi- che la condizione umana vanificherebbe con la sola
forza della sua intransigenza, molti sono i momenti in cui la parola
– di essa si tratta- gioca, e si gioca la vita e la morte su
un
tappeto verde, e questo è ingegno puro, finta, gusto di
sé nel senso di provarci gusto, spasso, alto divertimento,
come
il moto di spirito freudiano o l’alta politica dei trattati
internazionali che precedono le guerre, con le loro finte diplomatiche
che le guerre poi hanno cancellato. No, non cancellato: schernito, come
la condizione umana schernisce la filosofia; tuttavia,
nell’arco
della vita di questi giochi floreali, qualcosa trascende e dimora.
Perché un gioco di parole, un gioco d’ingegno
dovrebbe
caricare di un così fresco senso ciò che senza il
gioco
sembra solo sintomo?
È la vita del sintomo a essere messa in gioco;
nell’esperienza analitica è il sintomo a essere
preso in
parola, che è come dire messo in trappola, preso
nell’agguato di un pensiero che si vuole altro. Un altro
pensiero
per un sintomo troppo antico, altre ragioni per una ragione ormai
lontana da ogni guerra, ormai lontana da ogni conflitto nel senso del
nuovo.
(Rilancio di Lucia Fenik – Lezione 1 - Alberto Zino)
1. F. NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra, in Opere
di
Friedrich Nietzsche, vol. VI, tomo I, Adelphi, Milano 1979, p. 8.
2. A. ZINO, Lo spaesamento e il testimone – la dinamica della
psicanalisi, Corso di psicanalisi, (2004-5), inedito.
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