Alcuni frammenti dai contributi critici
Non
possiamo trascurare il nesso che lega la verità al sapere, in
quanto l’essere umano testimonia di una divisione intorno a
queste due potenti strutture, e per molto tempo si è creduto che
il sapere fosse una risposta e che il vero coincidesse con il senso.
Nel sistema ideazionale dominante si tende a legare in modo
proporzionale il rapporto fra sapere e verità: ad un maggior
sapere corrisponderebbe una maggiore verità. Questa equazione
risulta valida solo se intendiamo con essa una maggiore padronanza
della verità, ma decade inevitabilmente se recuperiamo nella
parola verità la radice della precarietà umana, e nella
parola sapere lo scarto fra il desiderio e l’ideale. La
verità allora non può corrispondere ad un sapere certo.
Inoltre, di quale sapere parliamo se teniamo in considerazione su un
piano la particolarità e la mobilità del desiderio e
sull’altro la specificità e la fissità del lavoro
dell’ideale, che impone all’essere in questione il dover
essere così e così secondo i modelli con i quali si
identifica nel corso della sua esistenza? Allora il registro verso cui
la psicanalisi dirige il suo interesse non è l’ignoranza
intesa come non-sapere, ma la resistenza, e cioè il
non-volerne-sapere. E’ questo tipo di sapere che diviene oggetto
e causa del transfert: sapere dell’analista, investito, per
Lacan, come soggetto supposto sapere. Il sapere dunque è sempre
supposto.
(Rilancio di Irma Morieri – Lezione 1 - Lorenzo Zino)